Perché la fede si porta all'anulare sinistro? È colpa dei Romani
Prima un anello di ferro come pegno, poi l'oro e un «nervo» che dall'anulare sinistro andrebbe al cuore. Cosa scrivono Plinio, Tertulliano e Gellio.
In breve
- Plinio il Vecchio, nel libro XXXIII della Naturalis historia (I secolo d.C.), scrive che alla promessa sposa si mandava ancora un anello di ferro, senza pietra.
- Tertulliano, nel capitolo 6 dell'Apologeticum (II secolo), ricorda un tempo in cui le donne portavano oro su un solo dito: quello dell'anello del fidanzamento.
- Aulo Gellio, nelle Notti attiche (libro X, capitolo 10), scrive che i Greci portavano l'anello all'anulare sinistro e che spesso lo facevano anche i Romani.
- Secondo l'egiziano Apione, citato da Gellio, da quel dito partiva un nervo sottilissimo che arrivava fino al cuore.
- L'espressione «vena amoris» compare nel 1686 in un trattato dell'inglese Henry Swinburne, ma una vena dell'amore riservata all'anulare non esiste.
Il video
Guarda una fede nuziale: quasi sempre è all’anulare della mano sinistra. Non è un caso e non è una regola moderna. L’abitudine ha radici antiche, e come spesso succede in questa serie, una buona parte della colpa è dei Romani.
In questo primo episodio di «È colpa dei Romani» Controprova mette in fila le fonti: uno scrittore di storia naturale, un autore cristiano, un erudito del II secolo e un giurista inglese del Seicento. Ognuno aggiunge un pezzo alla storia.
Com’era l’anello di fidanzamento dei Romani?
All’inizio era di ferro. Per i Romani il fidanzamento era una promessa solenne, quasi un contratto, e lo sposo dava alla promessa sposa un anello come pegno. Plinio il Vecchio, nel libro XXXIII della Naturalis historia, scrive che ai suoi tempi le si mandava ancora un anello di ferro, e senza pietra: ferreus anulus isque sine gemma, come riporta questa raccolta di citazioni.
Poi arrivò l’oro. Tertulliano, nel capitolo 6 dell’Apologeticum, rimpiange un tempo in cui nessuna donna conosceva l’oro, se non sull’unico dito che lo sposo aveva impegnato con l’anello (traduzione Bindley). Il suo è un discorso sui costumi antichi ormai abbandonati, ma ci dice che l’anello del fidanzamento era d’oro.
XXXIII
Libro di Plinio sull'anello di ferro
X, 10
Il capitolo di Gellio sull'anulare
1686
Prima attestazione nota di «vena amoris»
Perché proprio l’anulare sinistro?
Per un «nervo» che, si credeva, arrivava al cuore. Aulo Gellio, nelle Notti attiche, scrive di aver sentito dire che gli antichi Greci portavano l’anello al dito della mano sinistra vicino al mignolo, e che lo stesso facevano per lo più gli uomini romani (Notti attiche X, 10).
La spiegazione viene da Apione, autore di una storia dell’Egitto. In Egitto, studiando i corpi, avrebbero visto un nervo sottilissimo che partiva solo da quel dito e arrivava fino al cuore. Per Gellio era quindi giusto onorare con l’anello il dito collegato all’organo più importante del corpo.
Esiste davvero la «vena amoris»?
No. Il nervo di Gellio, secoli dopo, diventa una vena. La prima attestazione nota dell’espressione vena amoris, la vena dell’amore, è nel trattato sugli sponsali dell’inglese Henry Swinburne, pubblicato nel 1686. Per Swinburne l’anello voleva dire che gli sposi, dandosi la mano, dovevano darsi anche il cuore (Wikipedia).
Il problema è anatomico: le vene di tutte le dita fanno lo stesso percorso e riportano tutte il sangue al cuore. Nessun dito ha un collegamento speciale. Che tutto il sangue venoso torni al cuore fu dimostrato solo nel Seicento, con gli studi di William Harvey sulla circolazione.
Perché in italiano la chiamiamo «fede»?
Perché l’anello era il segno di una parola data. Il nome richiama la fides dei Romani, la fiducia e la lealtà verso un impegno preso. E su alcuni anelli romani d’oro erano raffigurate proprio due mani destre che si stringono, la dextrarum iunctio, simbolo del patto.
L’abitudine, insomma, è sopravvissuta alla spiegazione: il nervo non c’è, la vena nemmeno, ma la fede resta lì, all’anulare sinistro. In un altro video abbiamo visto come chiamavano i Romani le regioni italiane.
Il prossimo episodio risponde a un’altra domanda: perché settembre è il nono mese, se il nome dice sette? Intanto guarda il video e scrivi nei commenti su quale mano porti l’anello.
Domande frequenti
Perché la fede si porta all'anulare sinistro?
L'usanza è antica: Aulo Gellio scrive che i Greci, e spesso i Romani, portavano l'anello all'anulare sinistro perché credevano che da lì partisse un nervo diretto al cuore.
La vena amoris esiste davvero?
No. L'espressione compare nel 1686 nel trattato di Henry Swinburne, ma nessun dito ha una vena speciale: le vene di tutte le dita riportano il sangue al cuore.
Perché l'anello nuziale si chiama fede?
Il nome richiama la fides dei Romani, la parola data: l'anello era il segno di una promessa. Su alcuni anelli romani erano raffigurate due mani destre che si stringono.
Fonti
- Aulo Gellio, Notti attiche, libro X, 9-10 (traduzione inglese J. C. Rolfe) Perseus Digital Library – Perseids
- The Apology of Tertullian (traduzione T. H. Bindley), capitolo VI Gospel Studies
- Vena amoris Wikipedia
- Wedding Rings (discussione con le citazioni di Plinio, Naturalis historia XXXIII 12) Humanist Discussion Group
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